PSICO-ECONOMIA

L’espressione “psicologia economica” o “economia comportamentale” sta a indicare l’incontro tra due discipline molto diverse tra loro: la psicologia e l’economia. Ciò nasce dall’esigenza di indagare i processi cognitivi, emotivi e comportamentali che regolano le scelte finanziarie e le decisioni in condizioni di incertezza.

 

Il pioniere di questo nuovo ambito disciplinare fu lo psicologo, sociologo e filosofo Gabriel Tarde, che nel 1902 pubblicò “Psychologie Economique” (Félix Alcan Éditeur). Egli sosteneva che l’essere umano è un essere sociale, pertanto, i processi di confronto e d’imitazione rispetto all’altro hanno delle ripercussioni importanti nei consumi, nell’economia e nello stile di vita.

 

Durante la seconda guerra mondiale, il governo statunitense chiese aiuto allo psicologo Gorge Katona, per indagare i processi psicologici sottostanti un eventuale innalzamento dell’inflazione. Egli è considerato il padre della moderna psicologia economica e ha dimostrato come fosse possibile misurare alcune variabili psicologiche per studiare e prevedere il comportamento delle persone nelle scelte di mercato. I sentimenti e le aspettative dei consumatori avevano un peso notevole nel delineare gli scenari economici. Nel 1975 Katona pubblicò “Psychological Economics” (Elsevier Scientific Publishing Company), uno dei suoi libri più importanti

 

L’interesse crescente nei confronti dell’economia comportamentale, le numerose scoperte nell’ambito dei processi decisionali e l’applicazione degli studi comportamentali alle scienze economiche, hanno permesso allo psicologo Daniel Kahneman (nel 2002) e all’economista Richard H. Thaler (nel 2017) di vincere il premio Nobel per l’Economia.

 

Se la mente scegliesse e decidesse in modo razionale, probabilmente l’economia non avrebbe bisogno della psicologia. Negli ultimi anni le neuroscienze cognitive, al contrario, hanno dimostrato che la maggior parte degli esseri umani non adotta un pensiero logico quando si trova a dover prendere decisioni di fronte a situazioni di rischio e d’incertezza. Le scelte avvengono spesso in modo automatico, secondo un’inconsapevole interazione tra razionalità ed emotività.

 

 

Neuroscienze cognitive

 

Il cervello trino

 

Negli anni ’70 il medico statunitense Paul D. MacLean (1984) elaborò la teoria del “cervello trino”, sostenendo la suddivisione dell’encefalo in tre principali strutture anatomiche caratterizzate da funzioni differenti, determinate evoluzionisticamente.

 

  • L’ R-complex (o il cervello rettiliano): è la parte più arcaica del cervello e comprende il tronco encefalico superiore, i nuclei della base, il mesencefalo e una parte del sistema reticolare. È connesso alle risposte comportamentali innate e istintive, fondamentali per la sopravvivenza. Alcune delle principali funzioni riguardano la lotta, la fuga, la nutrizione, la riproduzione, la difesa della territorialità, la caccia e l’orientamento spaziale.

 

  • Il sistema limbico (o cervello paleomammaliano): è la parte primitiva del cervello e comprende l’amigdala, l’ipotalamo, l’ippocampo, i corpi mammillari, i bulbi olfattori, il nucleo talamico anteriore, il setto e il giro del cingolo. È responsabile dell’elaborazione delle emozioni, della memoria, dell’apprendimento e dei processi motivazionali che guidano il comportamento.

 

  • La neocorteccia (o cervello neomammaliano): è la parte più evoluta e include la zona più esterna del cervello, con particolare attenzione alla corteccia prefrontale. È considerata la sede delle funzioni cognitive superiori, come il linguaggio, la razionalità, l’autocoscienza, il controllo emotivo, il monitoraggio e il problem solving.

 

Le tre parti del cervello sopraelencate non devono essere considerate camere stagne indipendenti tra loro, al contrario, esse sono in costante connessione.

 

 

 

 

Il modello di LeDoux

L'amigdala è la parte del cervello maggiormente coinvolta nella modulazione emozionale della memoria, nella valutazione degli stimoli con rilevanza affettiva e nella valutazione dei segnali sociali legati al pericolo. LeDoux (1996) ha comprovato che l'amigdala è “il perno nella ruota della paura” (pag. 170) ed è sostanzialmente “coinvolta nella valutazione del senso emotivo” (pag. 169).

 

LeDoux (1996) mostra due percorsi neurali paralleli e distinti che si attivano durante l’elaborazione degli stimoli emozionali. Il primo percorso prevede la trasmissione diretta di uno stimolo emozionale dal talamo sensoriale all'amigdala, escludendo la corteccia. Il secondo percorso, invece, prevede la trasmissione dell’informazione dello stimolo emozionale dal talamo sensoriale alla corteccia sensoriale, per poi arrivare all’amigdala. Di seguito è riportata l’immagine dei due percorsi neuronali paralleli.

 

 

 

 

 

  • La prima è una via automatica, veloce, rapida e immediata ma allo stesso tempo imprecisa e poco attendibile. Infatti, potrebbe far scambiare un falso allarme per un pericolo reale. Tuttavia, questa via breve èfondamentale per la sopravvivenza dell’essere umano, poiché prepara l’individuo a reagire repentinamente agli stimoli esterni di minaccia, attraverso la fuga, l’attacco o il freezing.

 

  • La seconda via, al contrario, è più lenta, ma più precisa e accurata, poiché passa per la corteccia prima di arrivare all’amigdala. Il secondo percorso, quindi, consente di valutare in modo piùdettagliato la minaccia e la nostra reazione di fronte ad essa.

 

Per chiarire tale concetto si può pensare alla reazione che si ha quando si vede qualcosa tra le foglie. L’informazione che passa per la via breve, non permette di distinguere in modo preciso se tra le foglie ci sia un serpente o semplicemente un ramoscello, ma immediatamente porta l’essere umano a mettere in atto una risposta automatica, ad esempio di allontanamento. Al contrario, l’informazione che passa dalla via lunga, lenta ma più precisa, permette di distinguere con maggiore accuratezza l’entità del pericolo percepito, quindi se si tratta di un serpente o solo di un ramoscello.

I bias cognitivi

 

Con il termine bias si intende la predisposizione o l’inclinazione a commettere un errore. I bias cognitivi si compiono a causa di pregiudizi, false credenze e distorsioni cognitive. Di seguito sono riportati i principali bias cognitivi che possono verificarsi quando si affronta un problema o si deve effettuare una scelta.

 

  • Bias dell’iper-ottimismo: nel prendere una decisione si sovrastima la probabilità di successo mentre si sottovalutano i rischi e le conseguenze.

 

  • Overconfidence bias: sovrastima del proprio giudizio e credenze eccessive sulle proprie conoscenze che portano la persona a sentirsi più capace di altri e a pensare di saper gestire fenomeni complessi.

 

  • Bias di conferma: si selezionano e si confermano soltanto le informazioni che vanno a convalidare il proprio punto di vista senza considerare le altre.

 

  • Bias di attribuzione: la colpa di eventuali errori viene attribuita agli altri o a fattori esterni a sé.

 

  • Il senno del poi: giudicare prevedibile o banalizzare un fenomeno o un fatto una volta accaduto, mentre non era semplice da prevedere prima che avvenisse.

 

  • Home bias: tendenza a preferire e a considerare validi i comportamenti e le scelte effettuati dal proprio gruppo di riferimento (azienda, città, nazione, ecc.), anziché valutare condotte diverse dal proprio ambito di appartenenza, che potrebbero rilevarsi maggiormente efficaci e vantaggiose.

 

  • Lo status quo: tendenza a difendere una decisione presa a prescindere, senza considerare soluzioni alternative o altre opportunità.

 

  • L’effetto gregge: propensione a comportarsi come gli altri e a fare delle scelte secondo quelle che vengono effettuate dalla maggior parte delle persone.

 

 

Le euristiche del giudizio

 

Il termine euristica deriva dal verbo greco heurískein e vuol dire trovare. Le persone utilizzano le euristiche quando devono trovare delle risposte veloci, in parte adeguate ma spesso imprecise.

 

  • Euristica dell’affetto: le persone sono portate spesso a fare una scelta basandosi sulle emozioni che provano in quel momento, piuttosto che fare affidamento a variabili oggettive. Le rappresentazioni che si costruiscono sugli altri o su un determinato fenomeno si formano in base alle emozioni, alle simpatie o alle antipatie esperite.

 

  • Euristica della rappresentatività: le persone tendono a categorizzare le cose in base alla somiglianza e alle caratteristiche di similitudine, trascurando il calcolo delle probabilità. Ciò porta ad associare i fenomeni a uno stereotipo di riferimento e spesso le scelte avvengono seguendo tale associazione, ignorando altre informazioni maggiormente rappresentative.

 

  • Euristica dell’ancoraggio: quando le persone prendono una decisione o valutano un fatto partendo da un punto di riferimento, definito àncora, il loro giudizio resta notevolmente condizionato dall’àncora stessa. Di solito una volta innescata l’àncora, si fanno degli aggiustamenti di giudizio ma diventa difficile liberarsene completamente. Il giudizio, quindi, ne resta influenzato e potrebbe portare a compiere scelte sbagliate, non supportate dal ragionamento.

 

  • Euristica della disponibilità: di fronte a una scelta, le persone tendono a selezionare le informazioni più semplici e maggiormente disponibili in quel momento, ma potrebbero non essere quelle più appropriate nel prendere una decisione. In questo modo si è influenzati dalla frequenza di uno stimolo e dalla facilità con cui la mente richiama eventi o notizie familiari del passato.

 

  • Euristica della simulazione: consiste nell’immaginare un esito alternativo rispetto a quello che è avvenuto realmente. Ciò ha una ripercussione sulle emozioni. Infatti, se l’esito immaginato è migliore rispetto a ciò che si è verificato, la risposta emotiva associata è negativa, mentre se l’esito immaginato è peggiore, allora la risposta emotiva ha una valenza positiva.

Clark, D.A. & Beck, A.T. (2010). Cognitive Therapy of Anxiety Disorders. Science and Practice. New York: The Guilford Press.

Kahneman, D. (2012). Pensieri lenti e veloci. Milano: Arnoldo Mondadori Editore.

 

Katona, G. (1975). Psychological Economics. New York: Elsevier Scientific Publishing Company.

 

LeDoux, J. (1996). Il cervello emotivo. Milano: Baldini e Castoldi Editori.

 

MacLean, P.D. (1984). Evoluzione del cervello e comportamento umano. Studi sul cervello trino. Torino: Einaudi Editore.

 

Tarde, G. (1902). Psychologie Economique. Parigi: Félix Alcan Éditeur.

 

Thaler, R.H. & Sunstein, C. (2014). Nudge. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute, felicità. Milano: Feltrinelli Editore.

Tversky, A. & Kahneman, D. (1974). Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases. Science, 185, 1124-1131.

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